Daniele Uboldi

Sono nato a Legnano il 6 dicembre del 1960

Dalla Pallacanestro e dall’Atletica Leggera adolescenziale degli ormai non più organizzati ai giorni nostri, “Giochi della Gioventù”, è iniziata la mia vita sempre proiettata allo sport e all’attività fisica, e per alcuni aspetti, anche ad una vita avventurosa.

Oggi, escursionismo e corsa in montagna, ma anche la semplice corsa outdoor (tra sentieri boschivi, strade bianche o sterrati dei parchi), o semplicemente la corsa su strada, fanno parte da oltre quindici anni della mia vita sportiva.
In realtà è lo Sport in genere che ha sempre fatto parte della mia vita.

A 25 anni, seguendo la passione per qualsiasi tipo di velocità, ma anche di laghi e di fiumi; è stato naturale per me diventare pilota di Motonautica.

Dal 1985 al 1992, con alterni risultati e qualche incidente, per fortuna senza conseguenze fisiche importanti, ho gareggiato nelle località più diverse, dai laghi alpini come: Auronzo e Barcis, ai laghi più estesi come il lago Maggiore e il lago d’Iseo, ai fiumi, come il Magra in provincia di La Spezia, oltre ad aver gareggiato in diverse città sul Po, tra cui Piacenza, Casale Monferrato e Cremona, più volte anche all’idroscalo di Milano (la Monza della Motonautica), fino alla bellissima e suggestiva laguna di Orbetello nel Lazio.

Dal 1992 per 10 anni, ho seguito un’altra mia passione, di poco meno costosa della precedente, ma vissuta con uguali sacrifici. Acquistati 2 cavalli e nel più classico spirito western, ho scorrazzato così per i parchi del Ticino e dell’Alto Milanese.

Desideroso di una svolta nella mia vita lavorativa e personale, per 5 mesi vado a vivere a Borgo Val di Taro in provincia di Parma, sulle colline tosco-emiliane, sposando il progetto di due giovani ragazzi impegnati nel creare un allevamento di cavalli.

Il mio compito era quello di svolgere il guardiano dei terreni dove vivevano al pascolo 50/60 cavalli, controllando giornalmente i recinti, monitorando i loro spostamenti e a far fronte ad eventuali problemi e pericoli.

L’area era molto vasta, tale da dovermi muovere con il fuoristrada. Insomma, il mio lavoro era quello di un cowboy moderno o se meglio volete, del buttero nostrano.

Nonostante io sia nato nel profondo nord lombardo, la cosa mi piaceva molto ed era molto vicina al mio sentire e immaginare in quel periodo, la mia vita.
Per vari motivi però, le cose non procedettero secondo le mie attese e speranze. Feci così ritorno e anche tesoro prezioso comunque di quell’esperienza.

Successivamente, alcuni fatti avvenuti nella mia vita sentimentale e lavorativa, oltre alla morte per vecchiaia di uno dei miei due cavalli, mi porteranno negli ultimi 20 anni ad allontanarmi da questo mondo, facendomi avvicinare definitivamente alla dimensione della montagna e dell’alta montagna in particolare, prediligendo le Alpi e potrei aggiungere per osmosi, il Monte Rosa.

Fino a quando poi, a predominare, sarà la mia vena agonistica e sportiva, mai sopita, a far si che mi dedicassi alle gare di corsa in montagna e di Skyrunning.

Partecipo così a diverse competizioni e soprattutto ai Vertical Kilometer (chilometri verticali), brevi percorsi di sola salita (2 – 4 km x 1000 metri di dislivello), con pendenze estreme; sono queste le caratteristiche principali di queste gare da farsi quasi in “apnea”.

Incuriosito dalle potenzialità tecniche della nuova ed emergente disciplina arrivata dalla Finlandia, ho iniziato a praticare il Nordic Walking, anche come allenamento intenso, ideale e molto utile per i miei bisogni, costretto ad allenarmi in pianura, perché abitando lontano dalle grandi montagne.

Divento istruttore di Nordic Walking (la camminata nordica con i bastoncini), nel 2015. Attualmente lo sono con la qualifica di Istruttore di 2° livello Nordic e FitWalking ENDAS-CONI.

La corsa outdoor rimane la mia passione principale, ma insegnare il Nordic Walking, la sua tecnica a volte sottovalutata perché ancora poco conosciuta o considerata, la coordinazione non sempre scontata, la postura importante che si deve acquisire per praticarlo e la dinamicità del cammino, sono per me motivo di approfondimento, di stimolo e soddisfazione.

Un’altra mia passione, l’ultima in ordine temporale, sono le campane tibetane, le magiche “ciotole himalayane”. 

Complice è stata una campana buddhista giapponese da meditazione di mia moglie Susanna, e di cui 3 anni fa ne rimasi letteralmente affascinato dal suo suono etereo, fin tanto che immediatamente, conoscessi e approfondissi le caratteristiche di quelle tibetane, più vicine a me per interesse geografico, religioso e storico, e perché inoltre da sempre affascinato da quella vasta zona himalayana e dalle sue montagne, le più alte al mondo.

Scoprii così, prima le loro antichissime origini, e successivamente mi interessai ad ogni loro segreto per sfruttarne gli innumerevoli effetti benefici che hanno su di noi.

Nel 2016, seguendo una percorso formativo professionale di 100 ore, organizzato dal “Laboratorio” di Varese, ho conseguito l’attestato di Operatore di Campane Tibetane.

Inoltre, ho un Master arrivato dopo la partecipazione ai 3 livelli di formazione del Maestro tibetano, Thonla Sonam.